L’importanza delle soft skill nel mercato del lavoro del prossimo futuro

Ci sarà posto per le soft skills nel mercato del lavoro dei robot?

Il mercato del lavoro è diventato negli ultimi 20 anni più difficilmente decifrabile; in una società liquida, che ha visto le economie emergenti come la Cina crescere a ritmi esponenziali, nuovi paradigmi economici hanno interessato il mondo economico nel suo insieme.

Fino alla fine del XX secolo, le competenze apprese nei percorsi scolastici e accademici hanno permesso ad una moltitudine di laureati specializzati di avviarsi alle attività tradizionali di medico, notaio, commercialista, assicuratore, bancario, etc.

Il World Economic Forum stima che, entro il 2020, il 35% delle competenze ritenute oggi fondamentali nel mercato del lavoro cesserà di essere tale.

I mutamenti dirompenti che hanno scardinato i settori professionali nel Novecento hanno aumentato la necessità di essere abili e competitivi nel gestire le sfide della quarta rivoluzione industriale.

Una consolazione: le competenze trasversali, soprattutto se improntate al dialogo e alla condivisione di percorsi ed esperienze, permettono di costruire network professionali solidi e affidabili, aumentando le opportunità di placement nella nicchia di mercato nella quale si opera.

Networking e soft skill ingredienti essenziali per trovare lavoro

I canali tradizionali per la costruzione di un percorso lavorativo autonomo e regolare sono stati rimpiazzati dalle nuove reti sociali digitali, che, fungendo da vetrine virtuali, permettono a milioni di profili di essere visualizzati e consultati.

Reti sociali professionali come LinkedIn e Spiceworks e reti sociali più informali come Facebook e About.me consentono a milioni di profili d’interagire tra loro e di conoscere potenziali clienti, dipendenti o partner professionali.

Tutto ciò si sta rivelando funzionale all’instaurazione di un nuovo fenomeno, quello della gig economy, che permette ai professionisti più o meno qualificati di organizzare le loro task lavorative in modalità just-in-time, a seconda delle esigenze dei clienti, prediligendo forme contrattuali non continuative. Questo nuovo ecosistema ha permesso la nascita di nuovi sevizi come Prontopro, Deliveroo, Foodora, Uber, Blablacar, etc.

LE SOFT SKILL CHE CONTERANNO DI PIÙ A PARTIRE DAL 2020

Tra le prime cinque competenze trasversali che determineranno i contesti professionali a partire dal 2020, troviamo la creatività, la gestione del personale e il coordinamento delle attività con altri colleghi e superiori; si tratta di abilità che richiedono lo sviluppo della cosiddetta intelligenza sociale, basata su una buona dose di empatia e apertura verso gli altri.

Se creatività e coordinamento del personale sono importanti, la competenza trasversale ritenuta in assoluto determinante dal World Economic Forum nel report sulle soft skill del 2020 è quella del problem solving strutturato; ma cosa significa questa definizione e come si articola? Sinteticamente, il problem solving strutturato consiste in un approccio metodologico che permetta d’individuare un problema da risolvere, trovando la soluzione più adatta a quel problema, tenendo conto anche del contesto che lo ha prodotto. Esempi banali di casi che necessitano di problem solving sono un prototipo guasto, un cliente insoddisfatto e l’incapacità di rispettare una scadenza prefissata.

Man vs Robots: chi vincerà?

Secondo il World Economic Forum, l’intelligenza dei robot si svilupperà ulteriormente, ma resterà confinata all’ambito “artificiale”, senza diventare autenticamente “creativa”.

L’essere umano, invece, sa essere creativo, proponendo cambiamenti organizzativi in grado si snellire i processi aziendali interni. La creatività viene alimentata da un ambiente di lavoro stimolante, che preveda anche spazi ludici e di svago: questo modello, adottato anche da multinazionali del settore IT come Google, porta avanti ciò che viene definito come ozio creativo, con risultati positivi sulla produttività e sul clima aziendale.

La capacità di affrontare decisioni in base alle differenti esigenze operative, pur rimanendo importante, perderà terreno, in quanto saranno i robot e altre forme di intelligenza artificiale come i chatbot a poter svolgere processi decisionali; questo sarà reso possibile grazie allo sviluppo della miniaturizzazione dei chip quantistici, unito a quello dell’intelligenza semantica.

Come si muove l’Italia su questi temi strategici per il nostro futuro?

Il Ministero per lo Sviluppo Economico, a partire dagli ultimi governi, sta cercando di incanalare le energie verso la creazione di nuovi poli professionali e imprenditoriali, che aiutino a formare professionisti in nell’ambito dell’Internet of Things, cloud computing, intelligenza artificiale e Blockchain.

Un esempio di come anche lo Stato italiano stia potenziando l’uso delle soft skill, riguarda la recente introduzione del reddito di cittadinanza; con l’inquadramento decine di migliaia di navigator, ossia orientatori professionali ed esperti in ambito recruiting ed HR, che dovranno interfacciarsi con persone disoccupate o in cerca di un impiego.

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